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CD/LP – Rustblade, 10 t.
Tutto in un attimo. Sellare il proprio cavallo, cominciare il proprio viaggio, giungere a metà strada, incontrarsi e poi guardarsi, non sentendosi come degli alieni, ma già come individui legati l’uno con l’altra. Solo uno sguardo, eppure molte parole intrappolate in esso. Una metafora ideale attraverso cui leggere un processo che vede combaciarsi le personalità di Simone Salvatori, deus ex machina degli Spiritual Front, e di Lydia Lunch, una vita trascorsa tra punk, poesia e scrittura, fino al recente sodalizio con Cypress Grove. Perché lo spirito di questo Twin Horses non è solo quello di uno split che vede simili personalità andare oltre quello che è un semplice confronto, quanto qualcosa di maggiormente vicino ad un dualismo, attraverso cui rappresentare gli stati d’animo in base alla propria attitudine: c’è il fascino della tentazione, riscontrabile tanto nella voce suadente e seducente della Lunch in una murder ballad come Put You Down come quanto nella conversazione in chiave wave tra angelo e diavolo di Dear Lucifer, c’è l’ossessione post-mortem del lugubre e sussurrato blues dal sapore siderurgico di Unholy Ghosts e delle tinte mariachi di Buried Friend, oppure le memorie riassumibili in una concezione di pop che in Rising Moon è crepuscolare, dove le chitarre di Grove assumono toni classici, mentre nel meltin’ pot di My Love Won’t Fade si spoglia della concezione di ‘suicide nihilist’ tipica di Salvatori, rivelando un lato maggiormente allegro ed atipico, fino alla decadenza del singolo nel neo-folk di Death Is Hanging Over Me e nell’intima My Name Is Written in the Ashes of Mouraria. Ed è un dualismo tale da non venire meno neanche quando si tratta di reinterpretare il repertorio altrui: gli Eagles di Hotel California per lei, resi in maniera distruttiva e, sì, nichilista, con una chiosa dagli impulsi rock, quasi con lo scopo di espandere la disillusione che era propria della band statunitense, e gli W.A.S.P. di L.O.V.E. Machine per lui, una cavalcata heavy metal filtrata attraverso un mood maggiormente placato, una ballata che non sfigura affatto in confronto alla versione originale. In tutto ciò l’obiettivo di Twin Horses è pienamente raggiunto: una cavalcata destinata a durare ancora molto, priva di limiti comunicativi e di mete, dove, due realtà apparentemente distanti, nel trovarsi faccia a faccia, scoprono una vicinanza tale da dare molto al risultato finale. Molto più che uno split.
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