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CD – Orange Home – 12 t.
Un’esistenza caratterizzata da continui cambiamenti radicali, tali da succedersi giorno dopo giorno. Non tanto a livello personale, quando soprattutto in ambito di proposte, nel momento in cui è necessario risultare tutt’altro che autoreferenziali. È il dovere, ma soprattutto il volere, di uno spirito libero, specialmente quando questi trova riparo nella figura di Paolo Saporiti, i cui notevoli propositi espressi dal precedente L’ultimo ricatto finiscono per essere più che mantenuti, non solo alla luce della conferma di Xabier Iriondo tra i collaboratori. Perché uno dei punti di forza di questo album, il primo interamente realizzato nella propria lingua madre, è la forza del lavoro di squadra, dove ognuno dei presenti fa del proprio strumento l’arma vincente: lui, uomo dalla voce duttile, che passa dalla scuola di Buckley, in un rock che odora di elettricità come quello di Come venire al mondo, alle parti del Neapolitan Power, come nel caso di Erica, è acqua e fuoco nella sommessa Cenere, aria e terra nell’immobilità e minimalismo di una Sangue che è la voce del silenzio, ma sa anche muoversi su territori più elementari, vedesi il folk de In un mondo migliore; Iriondo stesso, le cui frequenti dissonanze e manipolazioni non passano inosservate e non costituiscono mai un peso di troppo; i fiati di Stefano Ferrian, la cui gestione, con tanto di assolo di sax, ha in L’effetto indesiderato di una violenza e nella placata apertura dell’arringa di Caro presidente il suo zenith; la direzione degli archi da parte di Luca D’Alberto, atta a tessere stati umorali rappresentati da Io non ho pietà, o trame dal sapore mediorientale come quelle de Il vento dice addio alla luna, in contrasto con un Sol Levante che emerge nella summa generale di P.S.; l’inusuale, ma non meno rilevante, sezione ritmica in mano a Cristiano Calcagnile, i cui esempi lapalissiani sono proprio le espressioni di odi et amo situate in Come Hitler e soprattutto nel crudo crescendo di Ho bisogno di te. Un insieme di elementi che non va mai considerato separatamente, anzi, entra sotto pelle e sintetizza quello che è un punto di rottura tale da brillare sempre più nel corso del tempo. Un disco bellissimo, un ulteriore tassello portato a compimento per un artista atipico come Saporiti. Gustavo Tagliaferri
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