Chi avrà tra le mani il disco d’esordio degli Skelters rimarrà colpito innanzitutto dalla copertina: un’esplosione di colori e foto tra cui è facile identificare Totò, la Gioconda, Oscar Wilde, bandierine varie, fiori, visi e di tutto un po’, il che ricorda l’arte di Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Ora andiamo oltre alla pupilla.
“Lux Mundi” è composto da undici brani prettamente indie, parola che detesto ma che calza a pennello a quest’album. Rock leggero ma non superficiale, orecchiabile e godibilissimo, con riff e arrangiamenti che catturano velocemente l’orecchio e pure il tuo piedino non riesce a stare immobile.
Trascinanti quanto basta per riempire i locali danzerecci (London Time e Darling Doll), tutti i brani sono adatti a un pubblico di gusti più ampi, al mainstream insomma. Sì, in radio li troverei bene. Corrono solamente il rischio di essere scambiati per le altre migliaia di band che suonano indie carino e ammiccante, o peggio, di non essere notati: quello che manca è una luce particolarmente identificativa della band, una sfumatura personalizzata del suono, un quid che faccia dire all’ascoltatore “ah questi sono gli Skelters!”.
(C’è da dire che è più che apprezzabile l’assenza di ritornelli con il “nanananana” che ci hanno un po’ stancato) Ma come inizio è proprio buono, il disco trasmette entusiasmo e joie de vivre. Provate a metterlo a qualche festicciola, divertimento assicurato!
Michela “Mak” De Stefani per Mag-Music
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