Nexomon: Extinction – Recensione

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Nexomon: Extinction è il clone di Pokémon che non ti aspetti. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo  Nexomon: Extinction
  • Piattaforme – PS4, Nintendo Switch, PC, Xvox One
  • Developer – VEWO INTERACTIVE INC
  • Publisher– PQube
  • Distribuzione – Digitale
  • Data di uscita – 28 agosto 2020
  • Genere – Monster Collector/JRPG

Qualcuno di voi si ricorda di Nexomon? Un RPG a turni uscito non molto tempo addietro su dispositivi Android e iOS, ideato per scimmiottare tutte quelle caratteristiche che hanno fatto la fortuna della serie Pokémon.

Sviluppato da VEWO INTERACTIVE INC, il gioco è tornato nuovamente alla ribalta con una totale revisione grazie al supporto del publisher PQube, con una release che ha coinvolto il mondo console e PC.

Per l’occasione il gioco ha ottenuto anche un nuovo titolo, Nexomon: Extinction e possiamo già dirvi da adesso che conoscere o meno il capitolo originale uscito su mobile non è essenziale.

Un clone che copia e prende in giro Pokémon

Nexomon: Extinction è un gioco di ruolo dalla struttura estremamente classica: è un mondo completamente realizzato in 2D che scimmiotta in maniera evidente ogni caratteristica della serie Pokémon di GameFreak, ma al contempo si dimostra consapevole di questo e quindi aggiunge una parentesi del tutto ironica (e anche un po’ cinica a volte) con cui lo sviluppatore si diverte a prendere in giro la serie da cui copia spudoratamente tutte le idee, sfondando in molti casi la quarta parete per dialogare direttamente con lo spettatore.

L’avventura del giocatore prende il via da un piccolo orfanotrofio, con l’alter ego virtuale alle prese con le battute conclusive del suo addestramento per diventare un Domatore di Mostri, e avere così l’opportunità di iniziare un viaggio all’insegna della cattura delle oltre 300 specie di Nexomon che popolano il mondo di gioco.

Le premesse insomma, non sono chissà cosa e si rifanno ancora una volta ai tanti incipit che abbiamo imparato a conoscere con il franchise di Pokémon, tuttavia il guizzo che rende la produzione molto intelligente sta proprio nel taglio ironico di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo, poiché rende la progressione a tratti demenziale, senza mai pendersi davvero sul serio. In termini di longevità parliamo di un titolo contenuto per questo genere, che potrebbe tenervi impegnati per la durata abbondante di 20 orette, ma saranno comunque ben spese grazie all’impostazione della narrazione.

Tra bilanciamenti e sbilanciamenti

Dal punto di vista strutturale la produzione attinge a piena mani dai JRPG classici, con un sistema di combattimento a turni e un party composto da sei Nexomon, ma il tutto si colloca all’interno di un livello di difficoltà discretamente alto che obbliga il giocatore a tenere in considerazione un party composto da Nexomon di diversa tipologia per affrontare gli avversari.

La progressione in termini di esperienza è piuttosto lenta ma basteranno già le prime ore per rendersi conto di quanto sia alta la difficoltà del titolo, con scontri casuali che già da soli possono rivelarsi discretamente impegnativi. Inoltre, lo sviluppatore ha ben pensato di eliminare la condivisione di esperienza di gruppo per integrarla in maniera diversa, facendo faticare molto di più il giocatore.

Diversamente dai mostriciattoli di Nintendo, i Nexomon possiedono degli slot numerati nei quali è possibile inserire dei Nuclei: dei veri e propri accessori che donano delle abilità passive o influenzano direttamente le loro statistiche; alcuni di essi permetteranno anche di attivare una condivisione di esperienza alla fine dello scontro. In base alla rarità del Nucleo, la percentuale potrà essere più bassa o alta.

Per gli amanti della tradizione, che proprio non digeriscono la “facilità” dei moderni capitoli di Pokémon, nel titolo di PQube potrebbero trovare pane per i loro denti. Al contempo però la necessità di doverci focalizzare a tutti i costi sul grinding per proseguire ci ha fatto comunque un po’ storcere il naso, ma questo ci permette anche di discutere dell’altro aspetto più interessante di questa produzione: le attività secondarie.

All’interno di una struttura classica e ben rodata, sono state inserite anche delle missioni secondarie, che di primo acchito possono sembrare tali, ma si riveleranno essenziali per facilitare l’avanzamento, poiché tenderanno a ricompensare con oggetti sempre molto utili.

Un mondo colorato

Il mondo di Nexomon: Extincion ricalca per level design l’anima più tradizionalista dell’era 2D di Pokémon, ma la sua leggerezza narrativa si sposa anche con il suo mondo colorato. I design dei mostriciattoli non ci hanno fatto proprio impazzire, questo è doveroso dirlo, e non reggono neanche il confronto con alcune delle peggiori iterazioni viste nelle recenti generazioni di Pokémon. Ed è forse quello il principale problema della produzione: il poco appeal che trasmettono le creature, alcune caratterizzate anche da più stadi evolutivi, tuttavia il loro aspetto risulta spesso derivativo e anonimo.

Commento finale

Nexomon: Extinction è un Pokémon Like ironico, cinico, spassoso e non perdona errori al giocatore. Parliamo però di una produzione piccola, ai limiti dell’indie, ma sfrutta la sua essenzialità a proprio favore, prendendo in giro sé stesso e anche alcune delle dinamiche copiate dalla serie di GameFreak.

Considerando il prezzo di appena 19,99 euro e la sua durata, vi consigliamo di tenerlo comunque d’occhio, soprattutto se siete fan della struttura old school di questa tipologia di JRPG.

VOTO: 7.5

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