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Samurai Warriors 5 – Recensione

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Samurai Warriors 5 abbraccia la strada di un reboot che non vuole rinnegare il passato. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo – Samurai Warriors 5
  • Piattaforme PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S, PC, Nintendo Switch
  • Developer  Omega Force
  • Publisher – Koei Tecmo
  • Distribuzione Fisica, digitale
  • Data di uscita – 27 luglio
  • Genere – Action, Musou
  • Versione testata – Xbox One S (su Series X)

Fin dal suo annuncio Samurai Warriors 5 ha attirato l’attenzione dei fan storici della serie Koei Tecmo e Omega Force. Il motivo è presto detto: l’intento del team di sviluppo era quello di realizzare un progetto a metà strada tra il sequel e il reboot, complice l’ultimo disastroso Dynasty Warriors 9.

L’idea che abbiamo avuto fin dall’inizio suggeriva la volontà di fare qualche passo indietro, ma in una serie che ha sempre fatto fatica a rinnovarsi, questo rilancio di Samurai Warriors 5 come avrà stravolto le dinamiche a cui siamo abituati? Molto semplice, non lo ha fatto.

Una nuova era Sengoku rivisitata

Samurai Warriors 5 si può effettivamente definire un reboot, ma non tanto nelle sue meccaniche, estremamente fedeli alla serie originale, quanto nella sua direzione artistica e narrativa.

La storia infatti ci porta in un periodo Sengoku alternativo nel quale seguiamo le gesta di un giovane e ambizioso Nobunaga Oda, impegnato in una campagna per la conquista del Giappone. Rispetto ai capitoli precedenti la storia ci porta decisamente indietro nel tempo, presentando un roster di personaggi più giovani, ma decisamente più affascinanti e stravaganti grazie all’inedito comparto artistico in cel-shading ispirato alle pitture giapponesi.

Stilisticamente infatti Samurai Rarriors 5 è senza ombra di dubbio l’episodio migliore dell’intero franchise, spogliato finalmente da quell’alone di realismo che spesso appiattiva ulteriormente un comparto grafico povero- Qui Omega Force adopera la scelta più intelligente, poiché puntare sul cel shading aiuta a mascherare i limiti di un motore grafico che non ha mai brillato più di tanto. 

E’ pur sempre un musou

Samurai Warriors 5 è quindi un reboot a metà, dato che la base resta sempre la solita: mappe grosse e centinai di nemici a schermo da eliminare alternando combo leggere e pesanti. Forse per pigrizia, o semplicemente per questioni commerciali, Omega Force non riesce a svecchiare un gameplay dal design ancorato ai primi anni 2000, limitandosi a proporre nuovamente quello che in fin dei conti è un lungo e ripetitivo action a scorrimento dove a farla da padrone è un contatore con il numero di nemici eliminati sul campo di battaglia. Non mancano comunque alcune novità di contorno, come la presenza di un ricco albero di abilità passive per ciascuno dei personaggi presenti nel roster, vagamento ispirato alla sferografia di Final Fantasy X (ma non aspettative qualcosa di complesso).

E proprio parlando di roster è doveroso sottolineare la delusione nel ritrovarsi con appena 27 personaggi giocabili e 10 di supporto, un numero veramente esiguo rispetto al passato. Uno dei grandi punti di forza della serie è sempre stato anche il fattore collezionistico: giocare e rigiocare per cercare di ottenere tutti gli eroi .

Quel fattore collezionistico qui viene meno, anche se lo sviluppatore ha cercato comunque di centellinarne lo sblocco invitando il giocatore ad alternarsi nelle due principali modalità di gioco: la Musou Mode, vera e propria campagna suddivisa in capitoli; e la Citadel Mode, che presenta un numero enorme di missioni dalla crescente difficoltà e liberamente giocabili con ogni personaggio del roster. All’interno della Citadel poi sono presenti alcune attività collaterali vagamente gestionali, che si limitano al potenziamento delle strutture del Castello per ottenere dei benefici sempre migliori legati al potenziamento delle armi e alla compravendita dell’equipaggiamento. Insomma, elementi non proprio alieni alla serie, ma sempre gettati in un calderone di contenuti senza troppi guizzi.

A chiudere il cerchio delle novità di questo capitolo troviamo le Ultimate Skill, ovvero delle abilità con effetti passivi o attivi equipaggiabili dai personaggi. Queste skill sono quasi del tutto comuni per ogni personaggio, salvo alcune speciali legate anche al tipo di arma in dotazione e si caratterizzano per dei tempi di ricarica variabili a ogni utilizzo e possono avere effetti di vario genere, dal potenziamento temporaneo, passando per attacchi speciali da affiancare a quelli della barra Musou a cui siamo abituati. I 27 ufficiali giocabili poi possono liberamente accedere ad ogni tipologia di arma, mutuandone il moveset e le abilità: più tempo si investe in una determinata arma, maggiore sarà la specializzazione in punti esperienza ottenuta dall’ufficiale di turno. 

Affreschi giapponesi

Come detto nel paragrafo iniziale, il punto di forza maggiore di questo nuovo Samurai Warriors 5 è la sua componente artistica che impreziosisce ogni personaggio del gioco, con una carica ovviamente più fantasy nei design tradizionali a cui la serie ci aveva abituato, ma una svolta forse necessaria per rendere un po’ più accattivante visivamente la produzione. 

Come detto però, quello in essere è un motore grafico datato e purtroppo non bastano i modelli dei personaggi a preservare delle location sempre molto abbozzate, sia in termini di level design che visive. Soluzioni che tutto sommato non stupiscono più di tanto, dato che i livelli sono da sempre l’elemento meno riuscito nei Musou.

Per quanto riguarda la stabilità, abbiamo provato il gioco su Xbox Series X, eseguito ovviamente in retrocompatibilità, dato che al momento non esiste una versione nativa per le nuove console, tuttavia non possiamo lamentarci delle performance, ben ancorate ai 60 fotogrammi al secondo e con caricamenti piuttosto veloci. 

Commento finale

Nel bene e nel male Samurai Warriors 5 resta sempre il solito Musou targato Omega Force e Koei Tecmo. Dispiace non ritrovare mai delle innovazioni abbastanza corpose da svecchiare drasticamente la serie, tuttavia questo nuovo corso (che fatichiamo a definire realmente “nuovo”) cerca di rendere molto più accattivante la serie anche dal punto di vista visivo, spogliandosi definitivamente di quell’alone realistico per abbracciare una deriva più fantasy, con l’applicazione di un cel shading veramente azzeccato.

VOTO 7.0

Pro

  • La nuova direzione artistica funziona e rende i personaggi più accattivanti
  • Qualche timida novità nel gameplay
  • Musou e Citadel Mode possono garantire una longevità sconfinata

Contro

  • Roster di Ufficiali molto ridimensionato
  • Può diventare velocemente ripetitivo
  • Scenari e level design restano mediocri

 

 

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