Project Zero: Maiden of Black Water – Recensione (Xbox Series X)

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Project Zero: Maiden of Black Water abbandona Wii U e arriva su tutte le piattafome. Ecco la nostra recensione!

  • Piattaforme  Project Zero: Maiden of Black Water
  • Developer  KOEI Tecmo
  • Publisher KOEI 
  • Data di uscita –  28 ottobre 2021
  • Genere – Survival horror
  • Versione testata – Xbox Series X

Dopo essere approdato su Wii U con una release a dir poco travagliata, Project Zero: Maiden of Black Water abbraccia la deriva multipiattaforma arrivando praticamente ovunque, PC compreso, grazie ad una nuova versione tecnicamente migliorata prodotta ancora una volta da KOEI Tecmo per celebrare il 20° anniversario di questa serie horror.

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Si, per chi non la conoscesse, Project Zero (meglio noto in Giappone come Zero) ha infatti fatto capolino per la prima volta sul mercato nel 2001, conquistando immediatamente i videogiocatori per le sue inquietanti atmosfere largamente debitrici al cinema horror soprannaturale giapponese. 

Il titolo nasceva proprio nel periodo d’oro degli horror, uno dei tanti figli illegittimi di Resident Evil e Silent Hill, ma che sapeva differenziarsi per un gameplay peculiare dove le armi lasciavano il posto ad una semplice macchina fotografica (detta Camer Obcura) che esorcizzava i fantasmi.

Il cuore di Project Zero, che batte della stessa forza anche in Maiden of Black Water sta nel suo saper combinare esplorazione ed enigmi legati al folclore giapponese, facendo leva sulle inquietanti superstizioni orientali.

Dopo una solida trilogia iniziale, un quarto capitolo per Wii da dimenticare mai arrivato qui in occidente, Maiden of Black Water per Wii U era stato visto come il titolo destinato a risollevare il franchise per infondergli nuova linfa, tuttavia come la storia insegna, la console di Nintendo si è rivelata un flop di inimmaginabili proporzioni. 

Questa nuova release multipiattaforma di Black Water darà finalmente giustizia alla serie dopo anni di assenza dal mercato? Scopritelo nella nostra recensione!

 Benvenuti sul Monte Hikami

Project Zero: Maiden of Black Water segue a menadito i dettami che hanno caratterizzato la serie, raccontando però la storia di non uno, ma ben tre protagonisti diversi destinati ad incrociarsi: Yuri, Ren e Miu.

I tre ragazzi, mossi da eventi personali ben diversi tra loro, sono uniti da un filo in comune: l’inquietante Monte Hikami, un luogo sacro che cela segreti inquietanti, ma che apparentemente permette agli umani di comunicare con i defunti. L’acqua, che poi da anche il titolo a questo quinto capitolo, rappresenta proprio il punto di contatto tra il mondo dei morti e dei vivi, questo a causa di rituali perpetrati sul Monte Hikami che hanno risevagliato delle forze che, come un faro finiranno per attirare i tre protagonisti e le loro Camere Obscure.

A caccia di fantasmi

E si, parlando dell’iconica macchina fotografica scaccia-fantasmi, possiamo finalmente parlare nel dettaglio del gameplay di questo Project Zero che, nel 2021, deve fare i conti con un genere horror che si è reinventato. Se già nel 2014 il titolo arrivava su Wii U con un sistema di controllo fedele allo spirito dei classici del passato, ritrovarsi con dei tank control in questo momento storico, non è esattamente piacevole.

Nonostante lo sviluppatore abbia provato a proporre due schemi di controllo, Classico e Azione, quello più moderno finisce comunque per essere vittima di soluzioni poco ispirate e legnose, ma al contempo corre in aiuto la presenza di una telecamera libera. Insomma, il sistema di controllo di Maiden of Black Water vive tra passato e presente.

Alle fasi esplorative in terza si affiancano poi quelle in prima persona, dove entra in gioco la Camera Obscura, l’arma unica ed essenziale per fronteggiare le presenza che si aggirano per il Monte Hikami. Se in passato lo strumento era prevalentemente dedicato agli scontri con i fantasmi, in questa nuova incarnazione le sue funzionalità sono state espanse e adesso toccano da vicino anche la risoluzione degli enigmi, ma non è tutto perché poi in base al protagonista cambiano anche alcune caratteristiche che contribuiscono a differenziare in piccola parte l’esperienza.

Per fronteggiare i fantasmi ci sono diversi obiettivi e tipi di pellicola tra cui scegliere, il che aggiunge uno strato di strategia. Di solito uno scatto non è sufficiente per abbattere un fantasma, ma ogni scatto fa sì che i frammenti della loro essenza spettrale vengano estrapolati dalla loro forma spiritica, portando alla seconda fase dello scontro: per bandire definitivamente lo spirito bisognerà scattare una foto che li ritrae con la loro essenza. L’utilizzo della camera in generale ci è piaciuto, ma il suo funzionamento nel gameplay è palesemente stato studiato per il Gamepad di Wii U e per quanto sia stata adattata bene, lascia il fianco ad una certa lentezza nell’esecuzione con lo stick analogico.

Torniamo poi a parlare dell’acqua, perché svolge anche un ruolo all’interno del gameplay: più il personaggio resterà a contatto con essa, maggiori saranno le possibilità di subire attacchi da parte degli spiriti. Si tratta di una peculiarità decisamente interessante  che aggiunge ulteriore pepe alle atmosfere, ma eleva anche il fattore ansiogeno. 

Le novità di questa riedizione

Questa riedizione multipiattaforma di Project Zero: Maiden of Black Water si può tranquillamente definire una remaster, anche se le novità non sono proprio stellari. Quello in essere è pur sempre un gioco del 2014 concepito su una console dall’hardware limitato, di conseguenza il lavoro messo in atto dallo sviluppatore per questa conversione alza l’asticella della risoluzione e porta a 60 fotogrammi al secondo il codice, il doppio della fluidità rispetto alla versione concepita per la console Nintendo. I modelli dei personaggi senza dubbio brillano maggiormente, mentre gli scenari sono indubbiamente quelli meno appetibili del pacchetto.

Sul fronte dei contenuti il team ha integrato nel pacchetto tutti i DLC originali ma anche nuovi costumi. Per gli amanti di Ninja Gaiden e Dead Or Alive è presente anche in questa nuova versione il capitolo bonus dedicato al personaggio di Ayane. Ma al netto di nuovi costumi, non ci sono novità sostanziose che potrebbero stimolare i possessori della versione originale a riacquistare il gioco.

Commento finale 

Project Zero: Maiden of Black Water ritorna sulle attuali console con qualche novità al comparto tecnico, ma senza brillare particolarmente dal punto di vista delle novità, offrendo sul piatto quello che alla fine era già stato a suo tempo un discreto survival horror.

Ad ogni modo si tratta di una riedizione importante che da finalmente lustro ad un capitolo della serie che ha pagato lo scotto di essere stato concepito al momento giusto, ma sulla console sbagliata (Wii U). Pur lodando la scelta di riproporlo – ad un prezzo anche budget – non possiamo fare a meno di tenere in considerazione un sistema di controllo decisamente vetusto. Un grande pregio per alcuni, meno per molti altri.

VOTO: 7.0

Pro:

  • La struttura episodica rende l’avventura molto rigiocabile
  • Atmosfere da horror orientale pazzesche
  • La Camera Obscura coinvolge anche l’esplorazione

✘ Contro:

  • Controlli legnosi
  • La Camera Obscura funzionava meglio su Wii U
  • Poche novità rilevanti
  • Ad eccezione dei 60 fotogrammi, mostra i suoi limiti

 

 

 

 

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