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Cantautrice Roberta Cartisano? Meglio fotografa del suono. La parola (sgraffignata dalle note biografiche del suo sito) direttamente alla musica (nel senso di femminile di musico): “Calabrese cresciuta sullo Stretto, scrive canzoni che preferisce chiamare fotografie sonore. Polistrumentista, sabotatrice di suoni e manopole, fa tutto da sé: compone arrangia e produce”. Tracce di lei ne troverete in molti lavori della “scena musicale alternativa”, italiana e non (qualche nome: Cesare Basile, Lele Battista, She Owl), ma i dischi a suo nome sono due – carta e penna per favore: “Autentiche voci” del 2011 e “L’ultimo cuore” di due anni successivo (e che trovate anche in digitale qui). Questa è la sua tracklist. Buon ascolto!
Pink Floyd – Time (da “Dark Side of the Moon, 1973)
Perché questo brano? Qui accadono incidenti cosmici che non riesco a spiegarvi.
Sigur Ròs – Brennisteinn (da “Kveikur”, 2013)
Per aprire un cratere nelle mie stanze.
The Cure – Seventeen Seconds (da “Seventeen Seconds”, 1980)
Mi riconosco nelle loro galassie. Voci aliene, oscure, romantiche delle quali sento di potermi fidare. Grazie ai Cure ho riconosciuto delle parti di me che non sapevo neanche di avere. Ascoltarli significa ascoltarmi.
Tom Waits – Hell Broke Luce (da “Bad as Me”, 2011)
Questo brano dai suoni crudi mi proietta in una danza tribale capace di ribaltare la Terra. Detto questo, è arrivato il momento di raccontarvi una storia: la storia della Cartisano che incontra (per caso) Tom Waits. L’anno scorso ho vissuto e suonato per un po’ di tempo a San Francisco e fu lì che in un negozio del quartiere Mission incontrai (per caso) Tom Waits. Mi sorrise con uno sguardo pieno di luce incontaminata, quasi ultraterrena e ricordo di non aver sentito l’esigenza di chiedergli fotografie o autografi perché ero troppo presa dal vivermi quel suo sorriso come fosse un dono. Non so dirvi se Tom Waits appartenga o no a questo mondo (cioè io credo di no). Ho solo la certezza che incontrarlo mi ha trasmesso le stesse sensazioni che provo quando ascolto la sua musica: mi ha fatto venir voglia di essere una persona migliore.
Cat Power – Shaking Paper (da “You Are Free”, 2003)
Quando guido da sola in autostrada.
Neil Young – Revolution Blues (da “On the Beach”, 1974)
Per svegliarmi da questo perenne trailer che chiamiamo Politica.
The Beatles – Tomorrow Never Knows (da “Revolver”, 1966)
Per le mie giornate in reverse.
Gemma Hayes – Lucky One (Bird of Cassadaga) (da “Night on My Side”. 2002)
Suoni che si dilatano, si riconcorrono, si nascondo. Bello perdersi qui.
Patti Smith – Constantine’s Dream (da “Banga”, 2012)
Una delle poche donne in musica capace di attraversarmi.
CSI – In viaggio (da “Ko de mondo”, 1994)
Per viaggiare in uno spazio senza tempo.
Nick Cave – Into My Arms (da “The Boatman’s Call”, 1997)
Suono spesso questo brano al pianoforte. Mi riporta al significato dell’Amore puro e incondizionato, a quel prendersi cura dei nostri angeli (padre, madre, figlio, fratello, amico, amante) senza pretendere di essere ricambiati.
11 cover per… funziona così: un(a) musicista sceglie le undici, altrui canzoni che inserirebbe in un suo personale album di cover e per ogni scelta fatta ci spiega il motivo. Senza alcun tipo di limite: né di genere né di nazionalità né di periodo storico.
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