Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning – Il ritorno del “senza fato”.

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L’avvolgente calore di un ricordo passato: ecco la nostra recensione di Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning.

  • Nome completo – Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning
  • Piattaforme –  Playstation 4, Xbox One, Microsoft Windows
  • Developer  KAIKO – Big Huge Games
  • Publisher – THQ Nordic
  • Distribuzione Fisica, digitale
  • Data di uscita – 8 Settembre 2020
  • Genere – Action RPG
  • Versione testata – Playstation 4

L’affascinante seppur triste storia di Kingdoms of Amalur: Reckoning ruota attorno tre nomi che hanno fatto la storia dell’industria videoludica e del modo di concepire il gioco di ruolo all’interno di un paradigma narrativo ben più ampio del solo schermo, un confine che trascende il tipico modo di raccontare il videogioco per lambire i sentieri della narrativa editoriale tipica del fantasy classico.

Parliamo della penna di R.A Salvatore,  reso famoso dai suoi romanzi ambientati nei Forgotten Realms, qui presente come creatore dell’universo di gioco, delle tradizioni, dell’aria fitta di segreti che nasconde ogni livello di Amalur. Accompagnato da Todd McFarlane, creatore di Spawn, in quest’istanza dedito al delicato ed importantissimo lavoro di preparazione dell’artwork. Ed infine Ken Rolston, designer di The Elder Scrolls III: Morrowind e The Elder Scrolls IV: Oblivion, a sua volta nei panni di designer esecutivo del titolo. 

Un team affiatato, capace e con le carte in regola che tuttavia non ottenne i risultati sperati, complice il disastro economico che nel maggio del 2012 causò addirittura il definitivo scioglimento del team di 38 Studios: un colpo duro, triste e sfortunato che però venne in qualche modo ribaltato dall’accoglienza della critica, tutt’altro che negativa. Un titolo probabilmente uscito al momento sbagliato ma che riuscì a soddisfare la voglia di quei giocatori affezionati al fantasy classico, all’insaziabile sete di voler conoscere  ed esplorare ogni angolo di un universo ben progettato,  accessibile anche ai neofiti del genere. 

Dopo otto anni, THQ Nordic affida il progetto di una remastered in HD al team KAIKO, già ampiamente conosciuto per la Warmastered Edition di Darksiders, sperando dunque in un ritorno in grande stile di un fantasy che difficilmente potremmo ravvisare, ad oggi, in altre produzioni.

Parliamo della forza della semplicità, la pura ed incondizionata genuinità che ha da sempre caratterizzato il mondo fantasy da manuale, quello che grida Dungeons & Dragons, e che con Amalur si risveglia. Forse un’operazione nostalgia, forse qualcos’altro. Cosa aspettarsi, dunque, da questo ambizioso progetto? Scopriamolo insieme. 

Una nuova pelle

La prima grande caratteristica di questa riedizione è la presenza, già al lancio, dei due DLC presenti nella versione base del gioco: I Denti di Narros e La Leggenda di Kel il Morto. I nostalgici ricorderanno senz’ombra di dubbio tali contenuti, che vanno ad aggiungere senza troppe pretese decine e decine di ore in più di gameplay, che si attesta già ad uno dei livelli di longevità più impressionanti per gli RPG dell’epoca.

La vera novità arriverà nel 2021, con il rilascio di un nuovo DLC inedito, che purtroppo non è stato possibile testare. Segno indissolubile della passione del team di sviluppo, è senz’altro un ottimo modo di creare un’aura di interesse maggiore, soprattutto per coloro che nel 2012 non hanno avuto la possibilità di giocare al titolo nella sua prima versione.

Dal punto di vista dell’esperienza finale, è sul comparto tecnico che è stato eseguita la maggior parte del lavoro.  Chi ha già avuto modo di provare il titolo, può confermare senza troppo remore che Kingdoms of Amalur: Reckoning era già un gioco invecchiato rispetto altri suoi coetaeni, per citarne qualcuno lo stesso Dragon Age 2 (uscito un anno prima). Quel suo stile quasi abbozzato, una sorta di rimando a World of Warcraft, rendeva tuttavia il titolo capace di avere una propria personalità.

Sotto questo versante, la remastered va a smussare quei poligoni incerti, restituendo un’illuminazione che se paragonata ai giochi odierni è sicuramente insufficiente ma che, se contestualizzata, restituisce dignità senza troppe pretese.

Parallelamente non è soltanto il guscio esteriore che in Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning è stato riadattato. Sul versante delle prestazioni, il titolo gira su un solido impianto di 60 fps, quasi un miracolo se si pensa agli scatti, ai glitch e alla scarsa qualità del titolo del 2012. 

Un dettaglio non trascurabile ed uno degli aspetti più negativi riguarda i caricamenti. Il mondo di gioco è di per sé immenso, ma gli sviluppatori hanno ben pensato di dividerlo in diverse macro aree in modo da velocizzare i tempi di avvio e la definizione degli ambienti. Questa riedizione non presenta incertezze sul texture loadingma questo arriva al costo di caricamenti estenuanti che potrebbero essere accettati qualora si trattasse soltanto di una parentesi all’avvio del gioco: così non è, e ci ritroveremo a trascorrere interi minuti davanti ad uno schermo nero anche per entrare all’interno di un negozio. Una situazione che, indubbiamente, spezza il ritmo di gioco. 

L’interfaccia grafica è rimasta quella dell’impianto originale, una scelta non troppo condivisibile, poiché risultante in menu giganti e da font che ormai, nel 2020, vengono considerati obsoleti. Si sarebbe potuto optare per un restyling all’insegna del gusto più puramente estetico. Un plauso è dovuto, in ogni caso, alla possibilità di gestire al meglio filtri antialiasing e supersampling.

Melodie maledette

Il comparto sonoro è un aspetto molto critico da considerare, poiché porta con sé criticità non trascurabili ma al contempo un fascino disarmate che sarà difficile ignorare.

Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning ha un evidente problema nella gestione automatica della telecamera. Quest’ultima, durante le esplorazioni, sembrerà reagire con ritardo ai nostri spostamenti, costringendoci più di una volta ad aggiustare il tiro con la levetta analogica destra. Durante i combattimenti, tuttavia, la vedremo comportarsi egregiamente — seppure con qualche incertezza nel caso di troppo distanziamento tra un nemico e l’altro.

È durante i dialoghi che tutti i difetti salteranno fuori. Quest’ultima sembrerà come impazzita, muovendosi in modo abbastanza casuale e zoomando su NPC casuali o parti del corpo del personaggio che risulteranno in una strana compenetrazione poligonale. Tale effetto è esasperato in mappe in cui sono presenti numerosi NPC, e sembra essere il risultato quasi naturale di una cattiva gestione di elementi a schermo. 

Allo stesso modo, la gestione dell’audio è talvolta fallimentare. Sebbene ogni singolo dialogo sia doppiato con cura magistrale e diversità di voci, non è difficile sentire interferenze, magari derivanti dal sovrapporsi di dialoghi tra i diversi NPC. 

La magnifica esperienza di Amalur

La struttura di gioco è rimasta la stessa, con aggiunte che però rendono più godibile la fruizione del titolo. Un nuovo livello di difficoltà fa capolino nel mondo di gioco, adatta soprattutto a quei veterani che conoscono già alla perfezione ogni roccia di Amalur ma che non vogliono rinunciare alla sorpresa di trovarsi dinnanzi nemici agguerriti e spietati. Anche il funzionamento dei livelli è mutato, lasciando che siano gli stessi nemici ad adattarsi alle statistiche del nostro giocatore: qualora fossimo troppo più forti dei mob dell’area, quest’ultimi si adatteranno a noi per mantenere intatto il livello di sfida. 

La personalizzazione è pressoché infinita. All’iniziale scelta di una delle quattro classi (ciascuna delle quali ricalca i canoni classici del GDR) si affianca quella ibridata di carte, che risulteranno in un mutamento generale sia nelle abilità passive che in quelle attive, ma anche nelle caratteristiche generali del giocatore. Il gioco restituisce l’impressione di poter liberamente creare il proprio approccio, e la ciliegina sulla torta è indubbiamente il contenuto quasi infinito di armi, armature e magie che potremmo equipaggiare (con una netta distinzione di danni fisici e magici). Il divertimento è assicurato.

Il combat system, reso fluido da un rinnovato comparto tecnico e dalla possibilità di far viaggiare il titolo a 60 fps, è responsivo e variegato, caratterizzato dall’alternarsi di attacchi, combo e ruote abilità che contribuiranno a tenere alto il fattore sfida e variabilità. La possibilità di assegnare punti caratteristica a ciascuno dei tre rami disponibili (Guerriero, Ladro, Mago) ci consentirà anche di sbloccare funzioni e meccaniche inizialmente inaccessibili. L’appagamento è coronato da una speciale modalità di power up, che consentirà di ottenere un buff momentaneo in attacco e che risulterà di cruciale importanza contro boss di livello più elevato. Molto scenografica, quest’ultima culmina con il raddoppio degli Exp che normalmente otterremmo dall’esecuzione. 

Per i più esigenti, il titolo presenta anche le meccaniche di crafting, alchimia, arte savia e personalizzazioni generali di armi ed armature che spingeranno il giocatore ad avventurarsi ed esplorare sempre di più – dettaglio che spinge e amplia la longevità del titolo.

Commento finale

Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning è un titolo adatto soprattutto agli appassionati di RPG classici. Questa riedizione smussa i difetti della prima, forse fin troppo sbrigativa e costellata da soluzioni infelici, e aggiunge un buon quantitativo di novità e ritocchi tecnici. Il lavoro svolto non è eccellente e il gioco risulta ancora troppo grezzo, ma tutto sommato è un’avventura che vale sicuramente il costo del biglietto. Il ritmo del gioco, la ricchezza e varietà di contenuti e la sceneggiatura fantasy sono gli ingredienti perfetti per elevare il titolo ad un must-have. Consigliato.

VOTO 7.5

 

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