Edge Of Eternity

Edge Of Eternity – Recensione

Edge Of Eternity: la flebile speranza che tiene unita l’umanità.

  • Nome completo: Edge Of Eternity
  • Piattaforme: PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S, Nintendo Switch, Linux, Microsoft Windows, Classic Mac OS
  • Publisher: Dear Villagers, Plug In Digital, Maple Whispering
  • Developer: Midgar Studio
  • Distribuzione: Digitale
  • Data d’uscita: 29 Dicembre 2018 (anteprima), 10 Febbraio 2022 (versione console)
  • Genere: JRPG, Tattico, Action, Avventura
  • Versione testata: Xbox One S

Di Edge Of Eternity se n’è sentito parlare sin dal lontano 2013: si tratta nient’altro che di un ambizioso progetto Kickstarter pubblicato dai ragazzi del team Midgar Studio, che è riuscito ad ottenere negli anni una risonanza tale da portare gli stessi sviluppatori a pubblicare un’edizione disponibile anche sulle console casalinghe principali. Nato sotto la difficoltosa stella di un JRPG strategico, ha poi mutato profondamente le sue dinamiche arrivando a sviluppare un sistema ibridato molto improntato al lato action e, nel fare ciò, realizzando anche un solido sistema di crescita del personaggio unito ad un’esplorazione di ambienti di gioco finemente realizzati. Si tratta dunque di un titolo indie sbarcato sul mercato di punta ed erogato ad un pubblico da sempre bulimico di potenza ed accuratezza: è forse questo il neo di una produzione che, pur dimostrando i muscoli nella solidità di progettazione, mostra il fianco ad una realizzazione tecnica non sempre ottimale. Ecco la nostra recensione di Edge Of Eternity.

Il mistico mondo di Heryon.

L’umanità messa a dura prova

Come un qualsiasi JRPG che si rispetti, la trama di Edge Of Eternity unisce elementi profondamente drammatici ad un vissuto fortemente volitivo dei protagonisti messi in prima linea nel piano di riscatto dell’umanità. Gli abitanti di Heryon, universo in cui si sviluppa l’intera trama, entrano in contatto con una misteriosa razza aliena di cui non si conoscono le origini. Sebbene gli iniziali intenti pacifici, quest’ultimi cominciano ad attaccare gli esseri umani con l’intenzione di decimarli e farli estinguere. Il malvagio piano arriva a compimento quando, improvvisamente, gli alieni rilasciano sul mondo un virus letale chiamato Corrosione: questa potente piaga uccide e trasforma le forme di vita con cui entra in contatto, portando in pochi minuti l’individuo infetto a morire (sebbene viene dimostrato come in certi casi, per esempio con la madre del protagonista, la malattia ha un più lento decorso).

Dall’impianto dunque squisitamente sci-fi, il titolo comincia a mostrare il suo lato fantasy più classico sin dal lungo e significativo prologo in cui vestiremo i panni di Daryon, un guerriero arruolatosi nell’esercito della Resistenza con l’unico obiettivo di porre fine all’invasione. Qui il titolo comincerà ad assorbire elementi fortemente drammatici che strapperanno qualche lacrima anche al più coriaceo dei giocatori: il titolo ci instilla pian piano quell’atavico terrore di restare soli e di perdere quanto di più caro abbiamo. La morte dei personaggi comprimari nelle prime fasi di gioco arriva come uno schiaffo ed imposta sicuramente un ritmo solenne e duro da digerire.

Successivamente avremo la possibilità di esplorare il mondo di gioco, di conoscere importantissimi PNG e di capire a piccoli bocconi l’origine dell’invasione e soprattutto le motivazioni che si nascondono dietro quest’ultima. L’avventura, divisa in otto capitoli principali, ben scandisce un ritmo che risulta essere molto equilibrato tra parti di pura esplorazione e momenti di pura ed adrenalinica azione.

Gli ambienti di gioco offrono un mix tra fantasy tradizionale e sci-fi.

L’ambientazione di gioco suggerisce chiaramente un tentativo di commistione tra la cultura più timidamente occidentale orientata al fantascientifico e quella più tipicamente nipponica orientata al fantasy magico: ciò lo si evince non solo dallo stile degli avversari, ma anche da come questo vada effettivamente a cozzare rispetto le armature, le armi e l’aspetto dei personaggi. Il mondo è comunque molto ampio ed offre scorci molto differenziati dal punto di vista tecnico ed artistico, il tutto però purtroppo un po’ altalenante nella resa grafica delle console old gen.

La mappa di gioco è molto vasta, e presenta dunque un’iniziale pesantezza dovuta ai numerosi spostamenti che dovremmo affrontare, soprattutto per destreggiarci in missioni secondarie. Per questo motivo arrivati ad un certo punto gli sviluppatori hanno messo a disposizione dell’utenza un mezzo di trasporto molto utile: parliamo dei Nekaroo, dei gatti giganti che potremmo cavalcare liberamente e che ci consentiranno di spostarci con enorme facilità, oltre ad aiutarci a localizzare oggetti di valore altrimenti nascosti e ad avvisarci delle prossimità dei nemici.

Prepararsi alla guerra

Il gameplay è sicuramente il cuore dell’intera produzione. Il gioco offre meccaniche ibridate da un classico JRPG a turni e un JRPG strategico in tempo reale, con un’anima fortemente action. Il combattimento è dominato dall’importantissima barra ATB che consentirà al personaggio di castare tecniche, eseguire azioni, utilizzare oggetti e spostarsi sul campo di battaglia che verrà delimitato da più esagoni chiamati Nexus che potremmo osservare e tenere sotto controllo dall’alto (in una visuale quasi del tutto isometrica). Il livello di difficoltà complessivo di gioco è molto impegnativo, mettendo a dura prova anche coloro che avranno settato la difficoltà predefinita.

I comandi di base attraverso i quali si svolgeranno i combattimenti sono quattro: muoversi (spostandosi appunto più lontano o più vicino gli avversari), attaccare (in modo base e dunque sfruttando l’arma del personaggio), fuggire (per evitare scontri impegnativi) o saltare il turno (aumentando le statistiche di difesa). D’altro canto, avremo a disposizione anche degli attacchi di tipo magico ma anche e soprattutto tipiche abilità di un JRPG che si rispetti: come per esempio Scan, che ci permetterà di apprendere informazioni utili sull’avversario che abbiamo di fronte o ancora comandi per derubarli di eventuali drop particolari. 

Gli oggetti di cura all’interno dell’ecosistema di gioco passano in secondo piano, giacché la salute ed il mana verranno completamente ripristinati al termine di ogni scontro: una scelta bizzarra, ma supportata da una difficoltà complessiva piuttosto possente. Molto interessante il modo in cui l’ambiente incide sul combattimento: trovandoci in prossimità di una caverna ghiacciata otterremo un bonus sugli attacchi di ghiaccio ed un malus su quelli di fuoco. Per questo motivo il combattimento è un continuo evolversi di situazioni molto avvincenti, oltre ad un sistema di per sé molto intuitivo anche se di difficile comprensione iniziale forse per la mole di possibili azioni da intraprendere.
Il corpus strategico prende piede soprattutto attraverso l’organizzazione del terreno esagonale, che ci consentirà di capire se il nostro attacco potrà o meno raggiungere l’avversario (e viceversa).

Sarà in ogni caso possibile utilizzare fino a quattro personaggi contemporaneamente dei sei disponibili.
Il personaggio controllato dall’utente potrà essere personalizzato in toto, attraverso per esempio l’utilizzo di armature o armi che potremmo acquistare in giro per il mondo o a prezzi più bassi qualora volessimo addentrarci nella ricerca delle ricette per poterle poi craftare. Aspetto molto interattivo di Edge Of Eternity è la possibilità di utilizzare effetti secondari tipici e caratteristici di ogni arma: alcune di esse potranno accumulare energia, altre infliggere un determinato tipo di danno. Il tutto concorre a creare un’esperienza comunque molto diversificata.

Ciliegina sulla torta di un solido combat system è sicuramente la presenza di un sistema di crescita basato sui cristalli. Questi potranno essere incastonati in mappe di crescita del personaggio, consentendogli difatti di ottenere non solo power up sulle statiche ma anche abilità o incatesimi del tutto inediti. Potranno essere raccolti risolvendo piccoli rompicapo on game, o semplicemente sconfiggendo i mob del mondo di gioco.

Arte o rovina?

La conduzione tecnica di Edge of Eternity è forse il punto di debolezza dell’intera produzione. Il gioco sconta la sua natura indie ed il suo essere principalmente un progetto nato in un ecosistema comunque limitato. Su Xbox One S i cali di framerate sono evidenti, e pesanti: nelle scene di gioco più concitate il risultato finale è molto imbarazzante, probabilmente per una scarsa ottimizzazione che restituisce risultati ben lontani dalla sufficienza. La situazione migliora decisamente invece su Xbox Series X, grazie a due modalità grafiche che permettono di potenziare la risoluzione andando a discapito del framerate o viceversa, con quest’ultima soluzione che permette di ottenere un framerate che cerca di puntare sempre ai 60 fotogrammi al secondo.

Tralasciando il lato meramente tecnico, dal versante artistico possiamo godere di ampi scenari decisamente diversificati tra loro e di una colonna sonora non possente ma sicuramente di gradevolissima presenza.

Il character design dei singoli personaggi è finemente realizzato, tuttavia mostrando limiti e deficit nei personaggi secondari, spesso riciclati sia nell’aspetto che nel vestiario. 

Commento finale

Edge Of Eternity è un progetto ambizioso che unisce un sistema strategico ad uno più puramente basato su turni, difatti accontentando fan di lunga data del genere JRPG. Il titolo unisce un mondo ricco di contenuti ad una trama non troppo scontata, ed il risultato è un’opera sicuramente godibile che tuttavia mostra il suo punto di debolezza in una realizzazione tecnica non troppo ottimizzata.

VOTO: 7

Pro

  • Solido combat system
  • Mondo di gioco vario e ben realizzato
  • Gameplay ben stratificato

Contro

  • Realizzazione tecnica troppo trascurata 
  • Continui cali di frame 

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