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Già dal titolo si capisce su che onda viaggia l’ultimo capolavoro degli Zen Circus, una delle realtà italiane più consolidate, attivi dal 1999 e con la fama di live band folle, assolutamente fuori da ogni norma. Dopo anni di cd in inglese, arriva “Andate tutti affanculo”, un album linguisticamente made in italy. In 10 tracce snocciolano frasi ad effetto (“Essere stronzi è dono di pochi, farlo apposta è roba da idioti”) dove le parolacce dominano ma non guastano.
Gli Zen Circus raccontano storie del quotidiano, iniziando con L’egoista, un ritratto realistico di una tipologia di uomo che tutti conosciamo fin troppo bene. Seguono Vecchi senza esperienza e It’s paradise. Quest’ultima canta di (ebbene sì) morte ma con toni quasi allegri prima di tre minuti finali di solo strumentale che smorza un po’ il tutto. We just wanna live è un pezzo classico à-la-Zen Circus, con ritornello che riprende il titolo. Si prevedono cori ai concerti se il gruppo deciderà di proporla live. Troviamo la partecipazione di Nada a cui viene affidata la parte vocale in Vuoti a perdere; segue Andate tutti affanculo, il pezzo migliore dell’opera quindi perfetta title-track.
Amico mio e Ragazza eroina ricordano tanto Rino Gaetano ma pure i Tre Allegri Ragazzi Morti (l’album conta anche Davide Toffolo come ospite). Come gran finale gli Zen Circus propongono Gente di merda, già sentita nella compilation “Il paese è reale” degli Afterhours, qui in una versione più easy-listening ma che non si risparmia nè a livello di testo (“siamo solo fango sparso sopra questa terra“) nè a livello musicale, con chitarre superdistorte. E infine Canzone di Natale, un pezzo intimo che canta del dover a tutti i costi festeggiare nonostante rabbia e tristezza dilaghino (“io non lo so se arrivo in fondo o no a questo pranzo” e “fa che mi abbiano regalato i contanti e non il solito paio di guanti“).
L’album è indubbiamente ottimo, forse uno dei migliori del 2009 per quanto riguarda il mix di musica e contenuti, che rispecchiano un’ Italia che emerge oggi, fatta di personaggi cinici e ragazze insipide firmate da testa ai piedi.
Tutti i testi sono pervasi dalla stessa volgarità (ma tanto amata) del titolo, siete avvisati.
Questo è il loro stile, questi sono gli Zen Circus.
Michela “Mak” De Stefani
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