DOOM Eternal – The Ancient Gods Parte 1: Recensione

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La prima espansione di DOOM Eternal prosegue le vicende della campagna principale, tra colpi di scena e tanta brutalità. Ecco la nostra recensione!

Dopo averci deliziato con una frenetica campagna, Bethesda e id Software proseguono il supporto di DOOM Eternal (qui la nostra recensione) con la prima di due maggiori espansioni incluse nel Season Pass: The Ancient Gods Parte 1.

Divisa in due atti, questa nuova campagna prende il via dopo l’epilogo del gioco base: lo Slayer è riuscito a salvare il pianeta Terra, tuttavia c’è solo un modo per arrestare definitivamente l’influenza del mondo infernale: penetrare ed estirparne la minaccia direttamente dall’interno.

Poca trama, ma tanta frenetica violenza

Prima di addentrarci in questa recensione è doveroso spendere due parole sull’accesso al contenuto: l’espansione non si unisce allo slot di salvataggio della campagna principale, ma è accessibile direttamente dal menù in una voce separata, con uno slot altrettanto dedicato per il salvataggio dei progressi. Cosa significa quindi? Che in teoria l’espansione è giocabile anche come standalone, al punto che non vi saranno elementi inediti di progressione legati allo sblocco di nuove armi e abilità; tutto è già disponibile fin dalle prime battute, e che abbiate sviluppato o meno tutte le caratteristiche e le armi dello Slayer nella campagna principale, The Ancient Gods prenderà il via con tutte le sue caratteristiche già sbloccate.

Il DLC si articola in tre missioni che vanno a ripescare una struttura di gameplay già rodata nella campagna del gioco base, in cui si alternano frenetici scontri all’interno di arene e aggressive fasi platform. E proprio quest’ultime si presentano in maniera molto più esasperata rispetto al passato, riconfermandosi come l’elemento più debole all’interno di un game design che ne avrebbe fatto tranquillamente a meno.

Nel complesso la progressione dei tre livelli – piuttosto corposi e lunghi – terranno impegnati i giocatori per la durata di 5/6 ore, con la possibilità di ritornarci in un secondo momento per scovarne i segreti nascosti.

Ciò che rende veramente incredibile giocare a questo DLC è senza ombra di dubbio il grado di difficoltà. Giocare ad Ancient Gods alla massima difficoltà è pressoché impossibile per un giocatore della domenica, ma anche scalando il livello di difficoltà al minimo, id Software cerca di spremere al massimo i riflessi dei giocatori più abili, proponendo una quantità spropositata di demoni differenti che obbligano il giocatore a dover alternare le armi in possesso in base alla tipologia di demone. Non si tratta di una struttura tanto diversa da quella già affrontata nel corso della campagna base, ma è il modo in cui lo sviluppatore ha creato le arene, sfruttato i piazzamenti di demoni e la loro quantità nelle arene a fare una grande differenza nel grado di difficoltà.

Ai demoni già noti si affiancano anche alcune creature inedite pensate proprio per alzare l’asticella del puzzle shooting. Il più fastidioso è sicuramente il Summoner, ripreso dal reboot del 2016, che può impossessarsi dei demoni e renderli estremamente coriacei e pericolosi, e l’unico modo per esorcizzarli è impiegare il flusso di energia del fucile laser (si, in stile Ghostbusters). Abbiamo poi delle torrette demoniache e dei demoni dorati che richiederanno colpi esplosivi per essere resi tangibili.

Il reame dei demoni

Dal punto di vista del level design, i tre livelli inediti sono articolati ma non troppo, dato che prediligono una certa linearità. Il primo in particolare cerca di strizzare l’occhio al passato ritirando in ballo le vecchie tessere d’accesso, con una direzione artistica vagamente ispirata ai livelli iniziali del reboot del 2016, presentando una direzione artistica meno “malata” e macabra.

Il secondo livello invece, La Palude di Sangue, riprende l’estetica delle mappe infernali più classiche della serie, aggiungendo però molti elementi platforming e una nebbia opprimente in alcune sezioni.

Ben diverso è invece il terzo livello, chiamato La Selva che come suggerisce il nome, è una sorta di foresta corrotta dai demoni infernali. Dal punto di vista artistico si tratta di una direzione artistica piuttosto ricercata, che verte un po’ sul fantasy horror che alterna colori brillanti rossastri, con strutture colossali di stampo fantascientifico che si mischiano alle diramazioni boschive della mappa.

Il tutto si incastra all’interno di una narrazione che si limita a portare avanti soprattutto la lore dell’universo di DOOM, culminando in un cliffhanger che non farà altro che alzare l’asticella della curiosità nei confronti della seconda parte.

Commento finale

The Ancient Gods Parte 1 al momento non ci permette di avere un quadro completo di questa nuova avventura di DOOM Eternal, ma questo primo assaggio dell’offerta targata id Software garantisce comunque del sano divertimento, che spinge al massimo le abilità dei giocatori, alzando il grado di difficoltà e intensificando quelle fasi platform tanto amate e odiate nella campagna principale. La note dolente sono le novità contenutiche ridotte al minimo sindacale, sopratutto se si considera il prezzo del DLC di 19,99 Euro.

VOTO 7.5

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